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	<title>Gas anestetici Archivi - Class</title>
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		<title>Sicurezza, percezione, comunicazione. Come cambia il ruolo del RSPP in sanità.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 06:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Siamo partiti da una recente pubblicazione a cura della FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere), dal titolo Gestione, sviluppo e valorizzazione delle competenze del middle management del SSN (Egea editore - 2021) per realizzare una "micro-indagine" sul ruolo e sulle attività specifiche del RSPP in ambito sanitario, per cercare di conoscere meglio questa figura]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Siamo partiti da una recente pubblicazione a cura della FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere), dal titolo <strong>Gestione, sviluppo e valorizzazione delle competenze del middle management del SSN</strong> (Egea editore &#8211; 2021) per realizzare una &#8220;micro-indagine&#8221; sul ruolo e sulle attività specifiche del <strong>RSPP in ambito sanitario</strong>, per cercare di conoscere meglio questa figura che agisce in continua relazione con il management dell&#8217;azienda ospedaliera e con i singoli operatori sanitari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla ricerca condotta da FIASO, infatti, emerge per il RSPP una precisa funzione di raccordo, espletata attraverso specifiche competenze e abilità interpersonali: <em>&#8220;L&#8217;RSPP in ambito sanitario è un soggetto interno alle organizzazioni che <strong>governa processi per indurre comportamenti attraverso l&#8217;influenza e non l&#8217;autorità</strong>, interpretando un ruolo ad alta intensità negoziale che lavora su compiti a prevalente contenuto di specializzazione tecnica.&#8221;</em> [&#8230;]<em>&#8220;A tal fine è fondamentale che egli possieda una spiccata abilità di <strong>comunicazione e ascolto</strong> per intercettare le criticità espresse dal personale aziendale e per fornire un riscontro che sia da esso accettato e implementato.<br />Inoltre, per proporre interventi di miglioramento e programmi formativi, deve essere in possesso di un&#8217;elevata <strong>proattività</strong>, per anticipare le esigenze aziendali in linea con le evidenze specifiche del contesto.&#8221;</em> .</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="848" class="wp-image-913" src="https://www.class-solutions.it/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP-1024x848.png" alt="" srcset="https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP-200x166.png 200w, https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP-300x248.png 300w, https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP-400x331.png 400w, https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP-600x497.png 600w, https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP-768x636.png 768w, https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP-800x662.png 800w, https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP-1024x848.png 1024w, https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP-1200x994.png 1200w, https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/competenze-RSPP.png 1268w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Di questi concetti si è discusso molto nel corso dell&#8217;ultima edizione di AIRESPSA (Bologna, dicembre 2021), allo scopo di introdurre temi quali <strong>&#8220;resilienza organizzativa&#8221;, &#8220;business continuity&#8221;, &#8220;rischio integrato in sanità&#8221;</strong>, indispensabili per cercare di comprendere l&#8217;evoluzione del ruolo del RSPP nel prossimo futuro, il quale dovrà innovarsi e rinnovarsi, da tecnico a manager, con competenze specifiche a supporto del Top Management dell&#8217;Azienda Sanitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A che punto siamo di questo processo evolutivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle parole e nel lavoro del Presidente AIRESPSA Dott. Matteo Tripodina, si intravede la traiettoria da seguire per una svolta proattiva del <strong>sistema di sicurezza sul lavoro in Sanità</strong>:<br /><em>&#8220;È convinzione dell’Associazione che sia necessario ripensare <strong>la valutazione del rischio</strong> in un’ottica più ampia, considerando allo stesso tempo la sicurezza dei lavoratori, dei pazienti/stakeholders e dell’organizzazione nel suo insieme e contestualmente creare strumenti semplificati a supporto dei Servizi di Prevenzione e Protezione.&#8221;</em>.<br />L&#8217;obiettivo è chiaro: <strong>far emergere le buone pratiche e le eccellenze</strong>, permeando ogni contesto lavorativo e facendo da volano ad una <strong>vera cultura prevenzionistica</strong>, per fornire una <strong>sanità di qualità, sicura e sostenibile</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo abbiamo realizzato una breve intervista. Cinque domande a risposta aperta per capire in che modo i RSPP di quattro tra le realtà italiane più virtuose, si stanno facendo promotori del cambiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-pullquote has-text-align-center">
<blockquote>
<p>Quali attività vengono svolte per tutelare la salute di operatori e pazienti? In cosa consiste, in pratica, il ruolo del RSPP?</p>
</blockquote>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Dott.ssa Patrizia Marchegiano</strong> <em>&#8211; RSPP Direttore SC Servizio Prevenzione e Protezione Aziendale &#8211; Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena &#8211;</em> sostiene che il ruolo del RSPP nei contesti sanitari, sia paragonabile a quello di un &#8220;regista&#8221;, il quale ha necessariamente un approccio globale e sistemico al tema della sicurezza sul lavoro: &#8220;Nell’ambito sanitario l’obbligatorietà da parte dei lavoratori di <em>“prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle proprie azioni o omissioni, conformemente alla formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti“</em> prevista dall’art. 20 del D.Lgs. 81/08 e smi, viene significativamente estesa nei confronti dei pazienti.&#8221;[&#8230;]&#8221;In questo quadro generale il ruolo del RSPP si è necessariamente sviluppato sempre di più in una funzione manageriale: alle competenze di tipo tecnico si sono aggiunte e sono state implementate nel tempo competenze gestionali, organizzative e relazionali/comunicative allo scopo di garantire il costante confronto e l’integrazione strettissima con le altre funzioni aziendali (Direzione sanitaria, Servizio tecnico, Servizio ingegneria clinica, Servizio di Fisica sanitaria, Servizio Formazione, Servizio acquisti, ecc), anche in veste di consulente per le valutazioni degli aspetti di competenza nelle progettazioni e negli adeguamenti, oltre che con i medici competenti, i dirigenti, i preposti e i RLS.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È dello stesso avviso il<strong> Dott. Giuseppe Smecca</strong> <em>&#8211; RSPP Direttore U.O.C Laboratorio Sanità Pubblica Azienda Sanitaria Provinciale Ragusa &#8211;</em> il quale specifica: &#8220;Il RSPP è una figura di supporto e consulenza al datore di lavoro e a tutti gli operatori dell’Azienda, al fine di potere svolgere le attività produttive in condizioni di massima sicurezza. Per fare ciò il RSPP deve conoscere l’intero ciclo produttivo dell’Azienda, l’Organizzazione aziendale e le sue articolazioni periferiche. [&#8230;]Il RSPP ha il compito di entrare nel merito di questa organizzazione e inserire gli elementi di gestione della sicurezza che spesso il datore di lavoro e i dirigenti trascurano. Quindi oltre alle capacità tecniche impiantistiche il RSPP deve essere un bravo manager e deve avere la capacità di fare cambiare il modo di approcciarsi alla sicurezza degli operatori della sua Azienda.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-pullquote">
<blockquote>
<p>Come si articola la giornata lavorativa tipo?</p>
</blockquote>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la<strong> Dott.ssa Maria Ceccucci</strong> <em>&#8211; RSPP U.O.S. Prevenzione e gestione sicurezza sul lavoro ed energy management, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant&#8217;Andrea di Roma &#8211; </em>non esiste una vera e propria giornata tipo, ma piuttosto un alternarsi di attività programmate e attività non programmabili: &#8220;Come è facilmente intuibile, le attività svolte dal Servizio di Prevenzione e Protezione che dirigo, sono piuttosto varie e toccano praticamente tutte le materie connesse con la sicurezza in genere, come ad esempio materie tecniche, gestionali ed organizzative. Essenziale è anche l’aspetto relazionale con tutti gli “attori della sicurezza” per garantire il successo dell’azione preventiva e protettiva nella nostra azienda.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La<strong> Dott.ssa Katia Razzini</strong> <em>&#8211; RSPP ASST Santi Paolo e Carlo Milano &#8211; </em>fa riferimento alla propria esperienza per ribadire l&#8217;importanza della programmazione e della visione a lungo termine: &#8220;Non esiste una giornata lavorativa tipo, esiste un’attività programmata che prevede tempi e modi predefiniti come possono essere la formazione, le prove di evacuazione, i sopralluoghi finalizzati alla valutazione dei rischi e/o all’aggiornamento, le riunioni con gli RLS, gli incontri di coordinamento con le imprese di servizi e lavori, ed attività non programmate che prevedono interventi estemporanei su richiesta per la risoluzione di problemi.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-pullquote">
<blockquote>
<p>Che tipo di imprevisti si possono presentare in ospedale, e in che modo si cercano le soluzioni?</p>
</blockquote>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">La<strong> Dott.ssa Maria Ceccucci</strong> <em>&#8211; RSPP U.O.S. Prevenzione e gestione sicurezza sul lavoro ed energy management, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant&#8217;Andrea di Roma &#8211; </em>mette in evidenza il ruolo strategico e trasversale del SPP e le competenze necessarie per rispondere tempestivamente alle problematiche più diverse: &#8220;L’ottima conoscenza delle nuove tecnologie e di quelle emergenti, è necessaria e fondamentale, sia nella risoluzione delle criticità che nell’ordinario.<br />Ambienti complessi, come quelli ospedalieri, necessitano di conoscenze scientifiche, tecnologiche e tecnico amministrative, anche specialistiche, che devono costantemente essere integrate ed aggiornate, anche metodologicamente e strumentalmente. La formazione e l’informazione continua, l’acquisizione di nuovi strumenti per la valutazione critica e la loro applicazione appropriata, nelle più disparate materie, è condizione imprescindibile per il mantenimento di livelli ottimali di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La<strong> Dott.ssa Patrizia Marchegiano</strong> <em>&#8211; RSPP Direttore SC Servizio Prevenzione e Protezione Aziendale &#8211; Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena &#8211;</em> preferisce invece un approccio multiprofessionale, che coinvolga gli altri servizi interni all&#8217;Azienda ospedaliera, ma anche le aziende fornitrici, le ditte con contratti di appalto e, soprattutto, i colleghi RSPP con cui può essere molto utile un confronto diretto: &#8220;A seconda della tematica è di fondamentale importanza la collaborazione di tutti i Servizi preposti al superamento della criticità (esempio: Servizio tecnico, Servizio ingegneria clinica, Servizio Fisica sanitaria, risk management, …) ed alla successiva analisi finalizzata all’individuazione delle criticità che hanno generato l’imprevisto ed all’individuazione delle misure per la prevenzione di eventi analoghe a breve e medio termine.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-pullquote">
<blockquote>
<p>Quanto è importante il monitoraggio continuo dei parametri di sicurezza, al fine di programmare le attività di formazione e prevenzione dei rischi?</p>
</blockquote>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">La<strong> Dott.ssa Katia Razzini</strong> <em>&#8211; RSPP ASST Santi Paolo e Carlo Milano &#8211; </em>pur sottolineando l&#8217;importanza del fattore umano (concentrazione, comportamento, formazione, competenze ecc..) nell&#8217;evitare errori che compromettano la sicurezza, ritiene fondamentale un&#8217;azione preventiva: &#8220;Il monitoraggio continuo dei parametri di sicurezza, pensiamo ad esempio ai gas anestetici o alla formaldeide presenti nei processi lavorativi delle aziende sanitarie, riveste molta importanza, soprattutto nella prevenzione dei rischi. Avere dati in continuo consente di prevenire eventuali problemi ed intervenire in tempi rapidi per la loro risoluzione, tenendo sempre sotto controllo i livelli di esposizione degli operatori.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il<strong> Dott. Giuseppe Smecca</strong> <em>&#8211; RSPP Direttore U.O.C Laboratorio Sanità Pubblica Azienda Sanitaria Provinciale Ragusa &#8211;</em> si tratta di un&#8217;attività fondamentale e prioritaria, allo scopo di formare ed informare tutti gli operatori sanitari riguardo ai rischi a cui sono esposti e alle modalità per poterli contrastare: &#8220;Cambiare il comportamento dei lavoratori, preposti e dirigenti nell’approcciarsi ad un determinato rischio è un processo molto difficile che spesso la formazione e l’addestramento non riescono a fare. In questi casi il RSPP deve essere in grado di avere quelle capacità empatiche per potere valutare le modalità di approccio con gli operatori sanitari al fine di trovare le modalità utili per il cambiamento definitivo dei comportamenti.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-pullquote">
<blockquote>
<p>Quanta consapevolezza hanno gli operatori del ruolo dell’RSPP? Si sentono abbastanza SICURI nel proprio lavoro?</p>
</blockquote>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">A questa domanda, estremamente personale, tutti e quattro i RSPP intervistati hanno fornito risposte cariche di dubbi e speranze, proprio ad indicare che il tema della sicurezza ospedaliera è nel pieno di una rivoluzione (anche alla luce degli effetti della pandemia Covid-19) che dovrà necessariamente portare a riconsiderare il ruolo centrale del RSPP all&#8217;interno della pianificazione strategica delle Aziende Sanitarie Italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il<strong> Dott. Giuseppe Smecca</strong> <em>&#8211; RSPP Direttore U.O.C Laboratorio Sanità Pubblica Azienda Sanitaria Provinciale Ragusa &#8211;</em> &#8220;La cultura della sicurezza nel nostro Paese non è molto diffusa a tal punto che alcuni Direttori Generali ancora non hanno compreso bene il ruolo che il D.Lgs. 81/08 ha affidato al RSPP. Per fortuna in questi ultimi anni è in aumento la convinzione che la sicurezza negli ambienti di lavoro sia una necessità primaria. Oggi quindi c’è una consapevolezza maggiore da parte degli operatori sanitari del ruolo del RSPP che non svolge più una funzione meramente tecnica ma ha un ruolo determinante nelle scelte strategiche aziendali sui processi da mettere in atto e come gestirli: il RSPP è un manager della sicurezza aziendale.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dello stesso parere anche la<strong> Dott.ssa Katia Razzini</strong> <em>&#8211; RSPP ASST Santi Paolo e Carlo Milano &#8211; </em>&#8220;In questi ultimi due anni gli operatori hanno avuto modo di confrontarsi maggiormente con gli RSPP e hanno imparato a riconoscerne il ruolo strategico all’interno dell’organizzazione e perché no ad “utilizzarlo” per migliorare le proprie condizioni di lavoro.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La<strong> Dott.ssa Maria Ceccucci</strong> <em>&#8211; RSPP U.O.S. Prevenzione e gestione sicurezza sul lavoro ed energy management, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant&#8217;Andrea di Roma &#8211; </em>ritiene che la strada da percorrere sia ancora molto lunga: &#8220;Di fatto purtroppo il lavoratore non ha una visione ad ampio raggio in merito all’attività che l&#8217;RSPP coordina relativamente alla propria salute e sicurezza, ma spesso è limitata alle sole problematiche materiali che riscontra nello svolgimento della propria mansione.<br />Questo genera in lei/lui un senso di abbandono ed insicurezza, che non gli fa comprendere la reale importanza di un sistema “sicuro&#8221;. [&#8230;] Un team si sente psicologicamente al sicuro quando tutti i suoi membri condividono la convinzione e lavorano affinché nessuno sia esposto a rischi o minacce.<br />Da qui la mia convinzione di essere uno dei principali elementi della sicurezza in azienda, anche figurativamente rassicurante per i lavoratori, ma sicuramente non l’unico elemento necessario.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La<strong> Dott.ssa Patrizia Marchegiano</strong> <em>&#8211; RSPP Direttore SC Servizio Prevenzione e Protezione Aziendale Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena &#8211;</em> pone le competenze interpersonali al primo posto: &#8220;Il ruolo del RSPP diventa chiaro e anche apprezzabile tanto più quanto è “contattabile” e fornisce risposte, chiarimenti, supporto ai lavoratori nei vari ruoli/mansioni: in pratica è un interlocutore “raggiungibile” e riconoscibile come riferimento sul tema della salute e della sicurezza sul lavoro.&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-pullquote">
<blockquote>
<p>Per concludere&#8230;</p>
</blockquote>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che emerge dalla nostra indagine, seppur limitativa e parziale, è un significativo sentimento di responsabilità, che coinvolge tutti gli intervistati indipendentemente dalla collocazione territoriale e dalla tipologia di Azienda Sanitaria, nell&#8217;assumere un ruolo attivo in questo processo di rinnovamento che porterà ad una <strong>sanità di qualità, sicura e sostenibile</strong>. Con queste premesse, siamo convinti che i tempi siano maturi per la realizzazione di una nuova <strong>cultura della sicurezza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L<a href="https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/Intervista-Integrale-Dott.ssa-Maria-Ceccucci.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">eggi qui l&#8217;intervista completa alla Dott.ssa Maria Ceccucci.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/Intervista-integrale-Dott.ssa-Patrizia-Marchegiano.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leggi qui l&#8217;intervista completa alla Dott.ssa Patrizia Marchegiano.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/Intervista-integrale-Dott.ssa-Katia-Razzini.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leggi qui l&#8217;intervista completa alla Dott.ssa Katia Razzini.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.class.srl/wp-content/uploads/2022/02/Intervista-integrale-Dott.-Giuseppe-Smecca.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leggi qui l&#8217;intervista completa al Dott. Giuseppe Smecca.</a></p>
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			</item>
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		<title>Modulo OT24 per le Aziende USL, un’opportunità di crescita e di risparmio economico.</title>
		<link>https://www.class.srl/modulo-ot24-per-le-aziende-usl-unopportunita-di-crescita-e-di-risparmio-economico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=modulo-ot24-per-le-aziende-usl-unopportunita-di-crescita-e-di-risparmio-economico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2020 08:57:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gas anestetici]]></category>
		<category><![CDATA[class]]></category>
		<category><![CDATA[class-solutions]]></category>
		<category><![CDATA[inail]]></category>
		<category><![CDATA[ing. gianluca verdolini]]></category>
		<category><![CDATA[ing. verdolini]]></category>
		<category><![CDATA[modulo ot23]]></category>
		<category><![CDATA[modulo ot24]]></category>
		<category><![CDATA[monitoraggio in continuo]]></category>
		<category><![CDATA[monitoraggio in continuo dei gas anestetici]]></category>
		<category><![CDATA[premio assicurativo]]></category>
		<category><![CDATA[qualità e sicurezza in sala operatoria]]></category>
		<category><![CDATA[sala operatoria]]></category>
		<category><![CDATA[sconto sul premio assicurativo]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza operatori e pazienti]]></category>
		<category><![CDATA[usl toscana centro]]></category>
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					<description><![CDATA[Una iniziativa dell’INAIL, attiva già da qualche anno, concede uno sconto sul premio assicurativo alle aziende che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia (D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i.). Tale sconto, denominato oscillazione di prevenzione riduce]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Una iniziativa dell’INAIL, attiva già da qualche anno, concede uno sconto sul premio assicurativo alle aziende che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia (D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i.).</h3>
<p>Tale sconto, denominato oscillazione di prevenzione riduce il tasso di premio applicabile all&#8217;azienda, determinando un risparmio sul premio annuale dovuto all&#8217;INAIL, in relazione al numero dei lavoratori.</p>
<p>Per capire esattamente di cosa si tratta e quanto questa iniziativa sia importante, soprattutto all’interno delle Aziende USL, abbiamo intervistato l’<strong>Ing. Gianluca Verdolini</strong>, <strong>Coordinatore dei Servizi di Prevenzione e Protezione USL Toscana Centro</strong>, che tramite il modulo OT24 ha presentato domanda di riduzione del premio INAIL nell’anno 2019, grazie agli investimenti in sicurezza degli ambienti di lavoro effettuati nel corso dell’anno 2018, che successivamente è stata positivamente accettata dall’Ente.</p>
<p><strong>Ing. Verdolini, può descrivere quali parametri vengono tenuti in considerazione per l’ottenimento di un punteggio congruo e sufficiente all’invio della domanda?</strong></p>
<p>Buongiorno, riguardo al Modello OT24 è necessario e sufficiente totalizzare una valutazione di 100 punti per inviare la domanda all’INAIL. L’Ente di previdenza specifica, per ogni Azienda, il punteggio ottenibile per ogni tipologia di intervento e i requisiti probanti per l’ottenimento del punteggio totale.<br />
Nel nostro caso abbiamo presentato tre distinti interventi:<br />
&#8211; <strong>un intervento per la prevenzione del rischio rumore,</strong> ottenuto sostituendo un compressore obsoleto con un nuovo macchinario più performante e più silenzioso (20 pt.);<br />
&#8211; <strong>un intervento per la riduzione del rischio per i disturbi muscolo scheletrici</strong>, ottenuto con l’acquisto di apparecchiature elettromeccaniche per il sollevamento dei pazienti (40 pt.);<br />
&#8211; <strong>un intervento per la prevenzione e protezione dal rischio chimico</strong>, eseguendo il monitoraggio in continuo dei gas anestetici (40 pt.).</p>
<p>La documentazione probante che l’INAIL richiede per assegnare il punteggio di ogni intervento è costituita necessariamente dai contratti di acquisto e relativa installazione delle attrezzature (compresi i manuali d’uso), dall’eventuale formazione necessaria per il corretto utilizzo delle attrezzature, e dai report che illustrano quali agenti vengono misurati per la valutazione del rischio (pre e post intervento migliorativo), in quali modalità e con quali strumenti.</p>
<p><strong>Quali azioni, attività ed interventi migliorativi delle condizioni di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro è possibile descrivere nella domanda di presentazione della riduzione?</strong></p>
<p>Gli interventi sono molteplici, sono codificati da delle lettere e danno diritto a punteggi differenti: ad esempio, dotarsi di un sistema di gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro, certificato da Accredia, dà accesso diretto al punteggio di 100, ma nel nostro specifico caso, siamo ancora lontani da questo obiettivo che comunque ci siamo dati, con tutte le difficoltà che ci sono nel certificare un’azienda pubblica costituita da circa 16’000 persone, distribuite su 13 ospedali e 483 presidi territoriali.</p>
<p>La nostra AZ. USL solitamente presenta la domanda contando sui propri punti di forza, che storicamente sono il monitoraggio dei gas anestetici e la movimentazione dei pazienti, sui quali si sono sempre fatti, anno dopo anno, investimenti importanti e garantiscono di base un punteggio di 80. I restanti 20 punti vengono ottenuti ogni anno con interventi differenti. Nel 2020 ad esempio entreranno nel modulo OT24 i corsi di formazione di guida sicura che abbiamo svolto nel 2019, dedicati al personale del 118 e a tutti gli operatori che si muovono con i mezzi di soccorso sul territorio di nostra competenza.</p>
<p>Esistono molte altre tipologie di intervento che danno luogo a punteggi diversi; riguardano ad esempio alcuni rischi specifici, oppure la cantierizzazione o l’organizzazione aziendale, e devo dire che consultando il modulo OT24, il documento risulta molto dettagliato e illustrato chiaramente in tutte le sue parti, per cui diventa semplice orientarsi tra le varie sezioni.</p>
<p><strong>All’interno di una Az. USL quali sono le figure coinvolte per uno studio organico della domanda da presentare?</strong></p>
<p>La domanda viene formalmente presentata dal “datore di lavoro” dell’azienda, ma di fatto, trattandosi di azioni migliorative delle condizioni di sicurezza e di igiene sul luogo di lavoro, rispetto ai requisiti minimi dettati dal D.Lgs. 81/2008, e da tutta la normativa in materia, risulta naturale che il ruolo dell’RSPP sia quello che coordina tutta la “partita”.<br />
Nel caso della nostra Azienda USL, ogni anno io e i miei due collaboratori dei settori territoriali (Prato, Pistoia, Val di Nievole e Empoli, Val’d’Elsa, Fiorentina Nord Ovest), valutiamo le attività e i punteggi presenti sul modulo OT24, decidendo quali obiettivi sono più affini alla nostra missione e quali risorse sono necessarie per raggiungere tali obiettivi. Soltanto in una seconda fase, vengono coinvolti gli uffici specifici (es. ufficio acquisti, ufficio personale ecc…)</p>
<p><strong>Quale documentazione probante viene richiesta dall’Istituto in accompagnamento alla presentazione della domanda?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda ad esempio l’intervento di monitoraggio in continuo dei gas anestetici realizzato da voi di CLASS, poiché per le altre attività ho già risposto in sintesi in una delle domande precedenti, la documentazione probante è costituita da una serie di documenti che presentiamo tutti gli anni, anche se la nostra collaborazione è attiva dal 2011. Questo poiché INAIL non richiede necessariamente l’attivazione di un nuovo contratto ogni anno, ma che l’azione migliorativa (rispetto alla normativa vigente) sia in funzione nell’anno relativo alla presentazione della domanda.<br />
Nel dettaglio, per quella che è la nostra esperienza di monitoraggio, presentiamo i seguenti documenti:<br />
<em>&#8211; Valutazione del rischio chimico, che evidenzia gli agenti che vengono valutati e misurati;</em><br />
<em> &#8211; Relazione di sistema, che illustra le modalità di rilevamento e la strumentazione utilizzata;</em><br />
<em> &#8211; Report di monitoraggio, con i dati aggiornati periodicamente;</em><br />
<em> &#8211; Procedura aziendale, in cui si esplicitano i controlli necessari (in questo caso si tratta dei parametri microbiologici e chimici);</em><br />
<em> &#8211; Contratto di fornitura del servizio;</em><br />
<em> &#8211; Provvedimento dirigenziale che rende valido il contratto.</em></p>
<p><strong>Nella valutazione del bilancio tra gli investimenti nelle attività di miglioramento della sicurezza nei luoghi di lavoro e la riduzione offerta dell’INAIL sul premio assicurativo, vengono giustificati i benefici ed i vantaggi?</strong></p>
<p>Senza necessariamente svelare i numeri, la risposta è assolutamente sì. L’investimento che noi abbiamo fatto nel 2018, tra il contratto annuo con Class, e l’acquisto dei sollevatori e dei compressori, viene ampiamente compensato dallo sconto assicurativo ottenuto nel 2019.<br />
Il modello INAIL che noi presentiamo in questi giorni (ndr. <em>entro febbraio 2020</em>), <strong>che da quest’anno tra l’altro cambierà nome, da OT24 a OT23</strong>, è già pronto sulla mia scrivania, e parallelamente stiamo già ragionando sugli interventi da realizzare nel 2020 per presentare la domanda nel 2021.<br />
Diciamo che oltre all’investimento economico, che comunque è finalizzato ad un miglioramento della sicurezza e della qualità del lavoro all’interno delle nostre strutture, e di per sé varrebbe comunque la pena fare, si spendono parecchie risorse anche a livello gestionale e organizzativo. Ma proprio perché l’impegno richiesto è notevole, l’INAIL riconosce un premio considerevole, che giustifica l’impiego delle risorse e, fattore forse più importante di tutti, offre un’ottima possibilità di crescita negli anni e funge da incentivo per il miglioramento costante e continuo delle condizioni lavorative dei nostri circa 16’000 dipendenti.</p>
<p><strong>Grazie mille per il suo tempo e per le preziose risposte che ci ha fornito. Siamo certi di avere parecchio materiale per impostare una discussione interessante sul nostro blog.</strong></p>
<p>Grazie a voi. A presto.</p>
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		<item>
		<title>Accreditamento di un laboratorio di prova: cosa c&#8217;è da sapere?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 11:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disinfezione e pulizia]]></category>
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		<category><![CDATA[ing. bertozzi]]></category>
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					<description><![CDATA[Esiste una norma specifica che riguarda le procedure di accreditamento per un laboratorio: si tratta della UNI CEI EN ISO IEC 17025:2018. Per sapere esattamente di cosa si tratta, ne parliamo con Roberto Bertozzi, esperto di accreditamento e certificazione e Ispettore Tecnico di Accredia, l’ente italiano di accreditamento. La prima domanda potrebbe sembrare scontata, ma]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Esiste una norma specifica che riguarda le procedure di accreditamento per un laboratorio: si tratta della UNI CEI EN ISO IEC 17025:2018.<br />
Per sapere esattamente di cosa si tratta, ne parliamo con Roberto Bertozzi, esperto di accreditamento e certificazione e Ispettore Tecnico di <a href="https://www.accredia.it/" target="_blank" rel="noopener">Accredia</a>, l’ente italiano di accreditamento.</h3>
<p><strong>La prima domanda potrebbe sembrare scontata, ma non tutti conoscono i principali aspetti e i vantaggi che comporta l’accreditamento di un laboratorio di prova. Potrebbe aiutarci a comprenderli?<br />
</strong>Tipicamente un cliente si rivolge ad un laboratorio esterno quando non è in grado di svolgere autonomamente le prove perché, ad esempio, non dispone delle necessarie apparecchiature o delle conoscenze specifiche; ma quali garanzie può ottenere, riguardo al fatto che il laboratorio sia competente e in grado di eseguire correttamente la prova, fornendo risultati affidabili?<br />
<em>L’accreditamento attesta la competenza, l’indipendenza e l’imparzialità dei laboratori di prova e ne assicura l’idoneità a valutare la conformità di beni e servizi alle prescrizioni stabilite dalle norme volontarie e obbligatorie.</em></p>
<p>In ogni paese europeo esiste un solo ente di accreditamento. Accredia è l’Ente Unico Nazionale di accreditamento designato dal Governo Italiano, in applicazione del Regolamento Europeo 765/2008, ed è un’associazione riconosciuta che opera senza scopo di lucro, sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico.</p>
<p><strong>Quali sono i requisiti richiesti in fase di accreditamento?</strong><br />
La norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018 definisce i requisiti generali per la competenza tecnica dei laboratori ed è quindi il principale riferimento utilizzato dall’ente di accreditamento per accreditare i laboratori.<br />
Accredia emette anche documenti specifici che interpretano i requisiti normativi e definiscono le regole alle quali i laboratori si devono adeguare, quali ad esempio RT-08 (Regolamento Tecnico per l’accreditamento dei Laboratori di Prova) oppure RG-09 (Regolamento Generale per l’uso del marchio)<br />
Sia a livello europeo che internazionale esiste il mutuo riconoscimento dell’operato dei vari enti di accreditamento nazionali che aderiscono rispettivamente all’EA (The European co-operation for Accreditation) e all’ILAC (International Laboratory Accreditation Cooperation).<br />
Per garantire l’omogeneità di interpretazione dei requisiti esistono dei documenti EA e ILAC che forniscono ai laboratori gli indirizzi e le specifiche prescrizioni.</p>
<p><strong>Prendiamo ad esempio la valutazione di conformità del livello di pulizia legato alla concentrazione del particolato aerodisperso in locali VCCC (Ventilazione e Condizionamento a Contaminazione Controllata), effettuata secondo la norma UNI EN ISO 14644:2015; nel caso si verificasse una non conformità, in quale modo può intervenire il Laboratorio di Prova? Quali sono le possibili restrizioni?<br />
</strong>La norma citata permette la classificazione della pulizia dell’aria all’interno di camere bianche e ambienti controllati ad esse associate. Quindi, a seguito di prove specifiche, eseguite come definito nella norma, il laboratorio può classificare l’ambiente sottoposto a prova ed emettere delle valutazioni di conformità nel caso in cui il cliente abbia definito la classe di riferimento.<br />
Nel caso in cui invece il particolato aerotrasportato non rispettasse i requisiti, riporterà un giudizio negativo di conformità che permetterà al gestore di intervenire al fine di ripristinare lo stato di conformità e quindi garantire la sicurezza del locale.<br />
A garanzia dell’emissione di giudizi oggettivi competenti e affidabili il laboratorio accreditato non effettua messe a punto, regolazioni, manipolazioni o manutenzioni.</p>
<p>Generalmente, la misura può essere rappresentata da una fascia di valori o da un valore al quale viene associato un parametro che caratterizza la dispersione dei valori. La valutazione di quest’incertezza è regolamentata, oltre che dalla UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018 anche da altre normative e linee guida, che offrono osservazioni a volte leggermente diverse. In che modo può essere possibile integrarle?<br />
In molti ritengono che la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018 definisca i criteri per la stima dell’incertezza, invece la norma, al paragrafo 7.6.3, si limita a riportare:<em> “Un laboratorio che effettua prove deve valutare l’incertezza di misura.”</em><br />
Quindi il Laboratorio può adottare i criteri che ritiene più opportuni e tipici per le prove o misure che esegue.<br />
Il metodo più conosciuto per la stima dell’incertezza è la GUM (Evaluation of measurement data — Guide to the expression of uncertainty in measurement) documento pubblicato da BIPM e definito come Metodo Metrologico, ma esistono anche altri metodi quali ad esempio il Metodo Olistico o Decostruttivo, oppure il Metodo di Horwitz che hanno specifiche applicazioni e sono ritenuti validi dalla comunità scientifica.<br />
Alcuni metodi di prova dettagliano come stimare l’incertezza di misura nella specifica applicazione.<br />
<em>Quindi il punto di partenza è sempre la natura della misura che il laboratorio esegue e qualunque sia il metodo che il laboratorio applica l’obiettivo è caratterizzare la dispersione dei valori che sono attribuiti al misurando.</em></p>
<p><strong>Vuole rilasciarci un’ultima considerazione che ritiene importante riguardo alle procedure di accreditamento?<br />
</strong>Da sempre ritengo che l’accreditamento non è per tutti.<br />
Il laboratorio accreditato si deve distinguere per competenza tecnica e capacità di fornire risultati affidabili. Chi intraprende il percorso dell’accreditamento deve esserne consapevole e credere in questi valori.</p>
<p><strong>La ringraziamo per averci concesso questa breve intervista, è stato davvero chiaro ed esaustivo nelle sue risposte.</strong><br />
<strong>A presto.</strong></p>
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		<item>
		<title>&#8220;Rischio e sicurezza nelle sale operatorie: il monitoraggio della qualità dell’aria come misura di prevenzione.&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Nov 2018 22:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disinfezione e pulizia]]></category>
		<category><![CDATA[Formaldeide]]></category>
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		<category><![CDATA[standard di sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[Quello che segue è l'abstract della tesi di Master di I Livello in "Sicurezza e prevenzione nell'ambiente di lavoro", a cura di Giorgio Rinaldi. Lo riportiamo in versione integrale così come presentato in sede di discussione all'Università di Bologna - Alma Mater Studiorum.   Abstract Il presente elaborato propone un percorso di ricerca, analisi e]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Quello che segue è l&#8217;abstract della tesi di Master di I Livello in &#8220;Sicurezza e prevenzione nell&#8217;ambiente di lavoro&#8221;, a cura di Giorgio Rinaldi.<br />
Lo riportiamo in versione integrale così come presentato in sede di discussione all&#8217;Università di Bologna &#8211; Alma Mater Studiorum.</h4>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Abstract</h3>
<p>Il presente elaborato propone un percorso di ricerca, analisi e sviluppo delle tecniche di prevenzione in ambito sanitario, con particolare attenzione a quei siti ove la qualità dell’aria può minare la salute degli operatori sanitari e dei pazienti e compromettere il processo lavorativo specifico dell’ambiente; emblematico il caso delle Sale Operatorie.</p>
<p>Dal punto di vista igienico-sanitario, il problema dell’inquinamento indoor ha assunto un notevole rilievo sia in termini di impatto della qualità stessa dell’aria sulla salute della popolazione, sia per le implicazioni tecniche progettuali degli edifici. Tra i sistemi e gli impianti presenti in un ospedale, assume grande importanza (ai fini del microclima termoigrometrico e della depurazione dell’aria dagli odori, dai vapori, dagli inquinanti gassosi, dalle impurità solide e/o particellari) l’impianto di ventilazione.<br />
I possibili rischi possono essere distinti in:<br />
Rischio Fisico: alterazione del benessere o discomfort termico del personale ospedaliero, dei pazienti e dei visitatori, derivante da un livello inadeguato dei parametri microclimatici.<br />
Rischio Chimico: alterazione dei meccanismi metabolici o di detossificazione derivante dalla contaminazione ambientale da sostanze tossiche, nocive o cancerogene.<br />
Rischio Biologico: alterazione dei meccanismi d’organo, tissutali, cellulari ed immunitari derivanti dalla contaminazione ambientale qualitativamente e/o quantitativamente inadeguata di microrganismi.<br />
Risulta evidente l’importanza di cercare quei parametri che possono rilevare il grado di rischio a cui l’operatore, il paziente o il processo possono essere costantemente esposti (solo in Italia i decessi per infezioni ospedaliere superano quelli per incidenti stradali).<br />
La chiave in questo ambito è rappresentata dal Monitoraggio Ambientale in continuo dei blocchi operatori al fine di eliminare e/o ridurre l&#8217;esposizione professionale ad agenti chimici o biologici, dannosa per la salute dei lavoratori, dannosa per il materiale genetico delle cellule di lavoratori maschi e femmine e/o con effetti avversi sulla loro funzione sessuale. Diverse sostanze chimiche e alcuni agenti infettivi possono infatti anche essere dannosi per la gravidanza e pericolosi per il feto.<br />
Tali agenti sono spesso indicati come &#8220;sostanze tossiche per la riproduzione” come i gas anestetici, pesticidi e altre sostanze chimiche. La prevenzione degli effetti nocivi delle esposizioni professionali richiede la valutazione e la gestione dei rischi riproduttivi sul luogo di lavoro.<br />
La legislazione europea obbliga i datori di lavoro a garantire che l&#8217;ambiente di lavoro sia sicuro per la salute riproduttiva dei lavoratori, delle lavoratrici gestanti e della prole. L&#8217;UE ha elaborato linee guida per la valutazione degli agenti e dei processi pericolosi nonché quali misure preventive possono proteggere i lavoratori in gravidanza e in allattamento dagli effetti negativi dell&#8217;esposizione professionale a gas anestetici come il protossido d’azoto.<br />
Informazioni utili sulla sicurezza e sulla salute dei prodotti chimici sono disponibili nelle schede di sicurezza (SDS) e in altre fonti, ad esempio documentazione tecnica o materiale dei produttori. La scheda di dati di sicurezza (SDS) è un documento informativo completo su una sostanza o miscela chimica. È inteso come una fonte aggiuntiva di informazioni che va oltre la classificazione e l&#8217;etichettatura prevalentemente per i datori di lavoro. È importante valutare l&#8217;entità, la frequenza e la durata dell&#8217;esposizione.<br />
Misurazioni igieniche professionali o monitoraggio biologico possono essere utilizzate per valutare il livello di esposizione agli agenti chimici. I risultati della misurazione possono essere confrontati con i limiti di esposizione professionale (OEL) stabiliti per prevenire malattie professionali o altri effetti avversi nei lavoratori esposti a sostanze chimiche pericolose. Gli OEL non possono tenere conto degli effetti sulla riproduzione e pertanto sarà necessaria l&#8217;assistenza di esperti nella valutazione del rischio.<br />
Per accertare i livelli di contaminazione ambientale da gas anestetici in sala operatoria, causati da emissioni dirette e dal progressivo degrado delle tenute pneumatiche delle attrezzature, ovvero di verificare l’efficacia degli interventi di manutenzione e bonifica, sarà fondamentale effettuare in ciascuna area chirurgica, in modo continuativo, il rilevamento delle concentrazioni di gas anestetici aerodispersi. Le strategie di campionamento dovranno mirare il più possibile a valutare l’esposizione dei lavoratori, perciò il prelievo va fatto in corrispondenza della “zona respiratoria” del soggetto esposto (anestesista, strumentista, chirurgo, infermiere) e deve durare per un periodo di tempo che preferibilmente comprenda l’intera seduta chirurgica o che comunque sia rappresentativo della reale esposizione.<br />
Per valutare l’inquinamento del blocco operatorio è opportuno effettuare campionamenti in:<br />
sala operatoria (zona anestesia, zona operatoria, zona periferica della sala);<br />
locali adiacenti e direttamente comunicanti (preparazione paziente, sterilizzazione, sala risveglio ecc.);<br />
locali non direttamente comunicanti (corridoi, ingresso, spogliatoio ecc.).<br />
Per l’identificazione delle specifiche fonti di inquinamento si dovranno eseguire misure (con campionamenti di breve durata o con rivelazioni istantanee) in prossimità delle apparecchiature di anestesia lungo l’intero circuito respiratorio, in corrispondenza dei vari raccordi, guarnizioni, valvole, erogatori, condotti ecc.<br />
Campionamenti e analisi non devono essere finalizzati solo al rispetto della normativa, ma devono essere supportati da adeguate misure e protocolli di comportamento che riguardino sia l’aspetto tecnologico di manutenzione di impianti e strutture sia la condotta degli operatori durante l’attuazione delle pratiche anestesiologiche secondo quanto raccomandato dalla circolare del Ministero della Sanità n. 5 del 14/3/89.<br />
Il bisogno di comprendere in maniera più approfondita le problematiche connesse alla vita del blocco operatorio è stato il fattore che ha dato il via al presente lavoro.<br />
L’obiettivo è quello di effettuare una ricompilazione di diverse ricerche e studi riguardanti criticità e fattori di rischio che incidono negativamente sulla qualità dei servizi offerti dal Servizio Sanitario Nazionale. Questo perché nelle corde dell’azienda c’è la volontà e l’obbiettivo di stimolare un maggiore dibattito e una maggiore consapevolezza nei professionisti che operano nel settore sanitario (in particolare nel comparto operatorio), affinché implementino nelle loro strategie di gestione ulteriori attività di controllo e di prevenzione, per limitare il numero degli eventi avversi, nonché la magnitudo e la gravità delle conseguenze che ne possono derivare. La presente relazione non si propone come un lavoro di carattere scientifico e non ha la presunzione di essere un libretto d’istruzioni su compiti e responsabilità degli attori coinvolti nel blocco operatorio, ma serve a presentare un contesto particolare attraverso dati ufficiali ed ha puro carattere divulgativo.<br />
L’esperienza negli anni ha insegnato che oggi in condizioni normali di esercizio l’inquinamento da gas anestetici è estremamente limitato, tuttavia si riscontrano episodi casuali ed imprevedibili, come: rotture, cattivo utilizzo, mancato rispetto delle procedure, guasti, ecc.. che portano ad un rapido incremento dell’inquinamento ambientale ed alla conseguente esposizione professionale; il protrarsi nel tempo di tali situazioni di criticità, può diventare un serio problema, in situazioni di questa natura solo il monitoraggio in continuo (h24/7/365) può evidenziare tale rischio, innescando nei gestori della sicurezza e nei responsabili del reparto le dovute azioni correttive, generando i dovuti interventi tecnici e/o comportamentali.</p>
<p>Monitorare per capire, capire per migliorare!!!</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NORA: nuove procedure di anestesia in ambienti diversi dalla sala operatoria, a partire dall’esperienza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù</title>
		<link>https://www.class.srl/nora-nuove-prospettive-nel-mondo-dellanestesia-a-partire-dallesperienza-dellospedale-pediatrico-bambino-gesu/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nora-nuove-prospettive-nel-mondo-dellanestesia-a-partire-dallesperienza-dellospedale-pediatrico-bambino-gesu</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 19:14:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gas anestetici]]></category>
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					<description><![CDATA[Con la sigla NORA (acronimo dell’espressione Non Operating Room Anesthesia) si indica una serie di procedure di anestesia applicate in ambienti diversi dalla sala operatoria, volta a rendere le procedure di diagnosi e terapia il più tollerabili possibile per il paziente. Dei vari aspetti legati a queste metodologie ci parla l’Ingegner Marco Tisi, responsabile del]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Con la sigla NORA (acronimo dell’espressione Non Operating Room Anesthesia) si indica una serie di procedure di anestesia applicate in ambienti diversi dalla sala operatoria, volta a rendere le procedure di diagnosi e terapia il più tollerabili possibile per il paziente.<br />
Dei vari aspetti legati a queste metodologie ci parla l’Ingegner Marco Tisi, responsabile del Servizio Maintenance Engeneering dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.</h4>
<p><strong>In cosa consiste e quali attività riguarda la NORA? A quali tipologie di pazienti è indirizzata?</strong></p>
<p>ll termine NORA è l&#8217;acronimo di Non Operating Room Anesthesia e indica le procedure di sedazione (lieve, media e profonda), di anestesia loco-regionale e di anestesia generale (inalatoria o endovenosa) applicate in ambienti diversi della sala operatoria.<br />
La NORA consente quindi di effettuare indagini e procedure diagnostico-terapeutiche invasive senza danno fisico e, soprattutto, psicologico per il paziente.<br />
Questo aspetto è particolarmente importante negli ospedali pediatrici, perché consente ai pazienti bambini di sottoporsi a queste procedure in completa assenza di dolore, in un ambiente rassicurante e in presenza di professionisti qualificati. Nei pazienti pediatrici, infatti, gran parte degli esami diagnostici (come la colonscopia o la gastroscopia) viene effettuata in sedazione.<br />
La richiesta di prestazioni anestesiologiche in NORA non è legata necessariamente a un determinato tipo di ricovero. Le procedure terapeutiche e le indagini diagnostiche si possono eseguire in NORA sia in pazienti ricoverati in regime di day hospital, che di day surgery o, più semplicemente, in regime ambulatoriale.<br />
Se non fossero presenti locali quali le NORA, tali procedure dovrebbero essere svolte all’interno di una sala operatoria, andando così a impegnare un ambiente che rappresenta il cuore pulsante di un ospedale, limitandone dunque l’utilizzo per altri interventi più complessi e non ottimizzando il flusso dei pazienti.</p>
<p><strong>I locali NORA possono essere definiti una “medicheria” evoluta: si tratta di nuove strutture adeguatamente attrezzate? Quali tipologie di procedure si eseguono nelle NORA? Si segue un “patient flow”?</strong></p>
<p>In effetti un locale NORA è una medicheria che si è evoluta integrando tutti i requisiti strutturali e tecnologici necessari per assicurare adeguati standard di sicurezza.<br />
Le procedure più comunemente eseguite in NORA sono indagini endoscopiche come la colonscopia e la gastroscopia, esami strumentali specifici come i potenziali evocati uditivi (diagnosi di sordità nel bambino), l&#8217;artrocentesi (aspirazione di liquido dal cavo articolare) e le polipectomie endoscopiche. Inoltre, essa è frequentemente impiegata per il posizionamento di cateteri venosi centrali (CVC).<br />
Sicuramente l’utilizzo della NORA permette una migliore movimentazione del paziente all’interno della struttura sanitaria, ottimizzandone il flusso e razionalizzando le risorse esistenti, sia in termini di strutture che di personale medico e infermieristico, riducendo la degenza media e aumentando la produttività.</p>
<p><strong>Quali requisiti minimi tecnologici e strutturali, quali standard qualitativi e di sicurezza (per operatori e pazienti) deve rispettare la NORA? In particolare:</strong><br />
<strong>&#8211; Come si prevengono le infezioni nella NORA?</strong><br />
<strong>&#8211; Come si monitora la qualità dell’aria nella NORA?</strong><br />
<strong>&#8211; È previsto l’utilizzo di gas anestetici? Come viene monitorata l’esposizione degli operatori?</strong><br />
<strong>&#8211; Quali controlli periodici devono essere eseguiti per quanto riguarda pulizia, sanificazione e disinfezione delle superfici?</strong></p>
<p>Come detto in precedenza, la NORA è una medicheria che, in virtù della necessità di effettuare procedure anestesiologiche, tende ad avvicinarsi a una sala operatoria dal punto di vista strutturale e tecnologico.<br />
Le dimensioni del locale, quindi, devono essere di almeno 9m2, con un’altezza minima degli spazi di 2,70m.<br />
Il locale deve essere dotato di prese di ossigeno, aspirazione endocavitaria e, nel caso in cui si preveda l’utilizzo di gas anestetici, di un sistema di aspirazione dedicato.<br />
L’articolazione dei locali accessori dipende dalla complessità delle prestazioni, ma in ogni caso devono essere presenti un’area di lavaggio chirurgico, un locale filtro per l’accesso e un ambiente post-operatorio per le routinarie manovre di controllo dei parametri fino alla dimissibilità del paziente (recovery room).<br />
Dal punto di vista elettrico, la NORA viene generalmente considerata locale medico di gruppo 1 ai sensi della sezione 710 della norma CEI 64-8, ma in caso di svolgimento di anestesie generali potrebbe essere necessario prevedere il gruppo 2 con trasformatore di isolamento a uso medicale e l’alimentazione da gruppo di continuità assoluta (UPS), per evitare disservizi dell’alimentazione che potrebbero comportare pericoli per la vita dei pazienti.<br />
La dotazione tecnologica della NORA generalmente prevede la presenza di monitor multiparametrico, laringoscopio, apparecchi di aspirazione, defibrillatore e carrello da anestesia.<br />
Al fine di prevenire le infezioni, nella NORA vengono applicate tutte quelle procedure di sicurezza tipiche delle sale operatorie: sanificazione delle superfici e delle attrezzature di lavoro, utilizzo di abbigliamento chirurgico, preparazione del paziente, etc.<br />
La qualità dell’aria deve essere assicurata per mezzo di un adeguato impianto di climatizzazione in grado di garantire almeno 6 volumi/h ottenuti con aria senza ricircolo, temperatura invernale ed estiva tra i 20 e i 24°C, umidità relativa compresa tra i 40 e il 60%, ottenuta con umidificatore e regolata da apposito igrometro, filtraggio dell&#8217;aria al 99,97% (filtri ad alta efficienza HEPA classe H14 conformi alla norma EN 1822). La stanza deve risultare in sovrappressione sia verso il locale filtro di accesso (&gt; 5 Pa) che verso gli altri locali (&gt; 10 Pa).<br />
La qualità dell’aria è garantita attraverso una manutenzione programmata conforme agli standard normativi e alle indicazioni dei costruttori.<br />
Sul fronte dei sistemi di filtraggio, è opportuna l’installazione di manometri differenziali montati sull’impianto per misurare la perdita di carico. Laddove tali dispositivi non siano presenti (per esempio nei punti terminali dell’impianto), è fondamentale rispettare la periodicità di sostituzione prescritta dal produttore del filtro.<br />
Qualora nella NORA vengano utilizzati i gas anestetici, le misure di prevenzione prevedono un’indagine ambientale completa di tutti gli agenti anestetici con cadenza almeno semestrale (cfr. le Linee guida sugli standard di sicurezza e di igiene del lavoro nel reparto operatorio – ISPESL – dicembre 2009). A volte si ritiene opportuno accompagnare tale indagine con un monitoraggio biologico del personale che, insieme alla sorveglianza sanitaria, costituisce un’efficace misura di sicurezza per rilevare eventuali modifiche delle condizioni biologiche degli esposti.</p>
<p><strong>Esistono precise normative che regolino la progettazione, la messa in funzione, il collaudo e l’utilizzo della NORA?</strong></p>
<p>Non essendoci riferimenti espliciti per la NORA, è possibile dedurre le indicazioni tecniche che intercettano gli obiettivi di sicurezza dalle normative relative alle sale operatorie, sia nei confronti dei pazienti che degli operatori sanitari.<br />
Fondamentale, come sempre, è un’attenta e approfondita valutazione del rischio a partire dall’individuazione dei pericoli presenti nella NORA.<br />
Un esempio indicativo è quello dei gas anestetici: se essi non vengono impiegati perché la procedura anestesiologica non lo prevede, è inutile realizzare un impianto specifico per l’espulsione di tali inquinanti.<br />
Anche l’aspetto del rischio elettrico nei confronti del paziente, cioè la scelta della classificazione del locale medico NORA di gruppo 1 o 2 ai sensi della norma CEI 64-8, dipende dalle indicazioni fornite dai clinici.<br />
È quindi molto importante per un progettista che deve allestire una NORA richiedere le necessarie informazioni sui rischi presenti e sulle attività cliniche che si intendono svolgere in tale ambiente, al fine di evitare un dispendioso e inutile allestimento strutturale/tecnologico o, peggio ancora, realizzare un locale che non garantisce la debita sicurezza.</p>
<p><strong>Può indicarci un esempio pratico di NORA all’interno delle varie sedi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù? </strong><br />
<strong>Quali attività non chirurgiche/diagnostiche/terapeutiche/interventistiche si eseguono in questa struttura?</strong></p>
<p>Presso le nostre sedi ospedaliere sono numerosi i locali in cui si svolgono le procedure NORA. Alcuni di questi sono locali molto semplici, perché dedicati ad attività quali indagini endoscopiche o allo svolgimento di esami come gli agoaspirati midollari.<br />
Trattandosi di un ospedale pediatrico, anche esami semplici non invasivi (come la risonanza magnetica o la TAC) necessitano spesso di procedure di NORA, da effettuarsi nelle stesse sale esame o in locali appositamente dedicati (come la sala induzione).<br />
In altri casi, invece, le procedure sono più complesse e gli ambienti tendono ad assomigliare a un ambulatorio chirurgico vero e proprio.</p>
<p><em>La NORA costituisce dunque un’importante realtà nel contesto ospedaliero, e in particolar modo in un ambito come quello dell’ospedale pediatrico, in quanto consente di eseguire operazioni diagnostiche e terapeutiche in completa sicurezza e tranquillità.</em><br />
<em>Auspichiamo che questo sistema possa presto estendersi anche ad altre realtà ospedaliere, consentendo di andare incontro alle sempre più diffuse esigenze di ottimizzazione, sicurezza e attenzione per le necessità di pazienti e operatori sanitari.</em></p>
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